giovedì 16 maggio 2013



Osservo i nostri cuori vagare nel cosmo come atomi alla ricerca ognuno del proprio caos.
Tutto in Me vive di ciò che in Te non muore.


.Eleonora.
©Inanotherlife
Anno di grazie V.2013.



(photo dal web)



sabato 2 marzo 2013


Il rimpianto, come filo invisibile mi avvolge smarrita lontano in sentieri di penombre costanti.
Rimbomba nella mente la mia voce, che silenziosa si è allontanata dal tuo spirito, 
inconsapevole e scioccamente impaurita da infernali Ombre del passato.
Fatti guerriero e combatti questa guerra al mio cuore solitario, portami via da Me!
Scalerei montagne e affronterei tempeste se solo ne avessi il coraggio, 
ma un insostenibile terrore non mi lascia scampo incatenandomi all’ inerzia, 
questo stato di non stare. Non essere.
Vorrei poter sentire la tua voce raccontare di cavalieri e di boschi incantati,  
lasciarmi avvolgere dal calore del tuo cuore, stringerti così forte da toglierti il respiro, 
tenere la tua mano nella mia come se nulla potesse succedere, così che le Lacrime diventino Stelle.
Vorrei poter essere anche solo un piccolo soffio di Te.
Un Sogno per sempre. 



.Eleonora.
©Inanotherlife 
Anno di Grazia III.2013


On Air:
Brian Crain - Rain

dal web photo senza-amore-400x303.jpg
(photo dal web)


domenica 15 luglio 2012

 “Nelle tenebre ovunque si camminasse, il fragore del fiume sembrava seguirti. I numerosi ponti e ponticelli dettavano una specie di ritmo e ponevano delle pause all’interno di quel panorama fluviale. Le persone erano infatti costrette a fermarsi e confrontarsi con l’acqua.
Vivendo li anche in sogno si aveva la sensazione di avere il fiume vicino, e pure nei momenti importanti della vita, il fiume era sempre presente sullo sfondo del cuore:
La mattina dopo un temporale, illuminato da un sole abbagliante e ancora più gonfio d’acqua, scorreva con la foga di chi è tornato a vivere e brillava di una luce addirittura violenta.
Il pomeriggio, invece, sulle rive la vegetazione sprigionava nell’aria un odore soffocante.
In certi momenti non sapevo se tutto questo mi piacesse davvero. L’immagine che portavo con me era quella della corrente che scorreva incessante. La gente come ipnotizzata  da quell’acqua a volte limpida a volte torbida, spesso sembrava intontita. Come se il fiume la inducesse a vivere mezza addormentata.
E desse l’impressione di aver scordato qualcosa di importante.
Nelle sere d’estate il cui sole illuminava il sentiero, si poteva passeggiare provando le stesse emozioni di quando si era bambini. Da sempre, poi, nei momenti di stanchezza era sufficiente sedersi un po’ sull’argine per sentirsi più sollevati..
L’acqua che senza sosta ti scorre davanti agli occhi non torna più indietro. Il vento soffia e la vista cambia a seconda dell’ora, di poco ma continuamente. Fissi gli erigeroni ai tuoi piedi e tocchi quei petali simili a fili . La brezza ti accarezza il viso e anche i pensieri si rischiarano. L’intensità delle sensazioni che provi in quei momenti non affievolisce mai, anzi si rinnova costantemente.
Immagino che osservando a lungo una qualsiasi altra cosa presente sulla Terra, si arrivi a provare le stesse emozioni, nel mio caso però è stato un fiume a farmele conoscere.
Quando mi alzo in piedi e con le mani mi strofino il sedere un po’ ghiacciato , sento che il significato del mondo mi è un po’ più vicino.
A volte ho addirittura la certezza che non ci sia una grandissima differenza tra i processi vitali che avvengono sotto la mia pelle e tutto ciò che si stende all’infinito davanti ai miei occhi.
Sia i pensieri nobili che le preoccupazioni meschine, tutto esiste alla stessa stregua di quella vista, con semplicità, ma anche secondo un ordine ben stabilito. E noi, trepidando, capiamo che al di là di quel mondo visibile, ne esiste un altro, molto, molto più grande.
Semplicemente fissando la corrente del fiume, senza bisogno di fare nient’altro, ho l’impressione di uscire arricchita.
Tutto quello che mi riesce di vedere sulle sue rive trasmette energia al mio corpo e alla mia anima e avverto la sensazione fisica di ricaricarmi. I sassi, il colore del cielo, le luci delle case, le auto e le altre cose in lontananza , il vigore delle attività umane, il colore dell’erba, le piccole creature viventi, le nuvole enormi che si rincorrono all’orizzonte, quel suono flebile che risuona nelle orecchie … forse tutti quelli che come me in qualsiasi angolo della Terra riescono a trarre dall’ambiente quel tipo di conforto, speciale e ordinario insieme, si rendono conto di vivere questo mondo.”

Banana Yoshimoto
“ Abito di piume”



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Sensazioni riflesse, ripercorrono la mia mente leggendo queste poche righe e mi rivedo in quel passato che non mi abbandona. Mi chiedo perché mai sono così sciocca da perdermi in queste piccole cose, quando il mondo rincorre quelle “grandi”. L’infantile illusione di un rifugio in cui ciò che succede non può farti del male, la natura non è mai malvagia se la osservi con il cuore  è un dono sempre in grado di stupirti nelle sue perfette imperfezioni.
Sono le otto, ora di cena, il sole si nasconde lontano tra le nuvole cercando la Luna che custodisce il mio cuore per Te, i Ponfi finiscono l’ultimo banchetto tra i fiori di lavanda prima che scenda il buio e una formichina scivola sotto i miei piedi trascinandosi con disinvoltura un grosso pezzo di fetta biscottata, un millepiedi peloso si incammina con disarmante lentezza verso la ciotola del cane, lo osservo da lontano “Oddio quanto sei bruttino”,  ma poi avvicinadomi scopro un esserino meraviglioso … su  facciamoci compagnia per cena,

 “Io bevo una Birra e Tu?”. 

Eleonora
Inanotherlife. 
Anno di Grazia 2012.VII.                                                Song: Sweet song  - Blur




martedì 27 settembre 2011



opera di Monica Kirchmayr (Ape incerca di un fiore)


Distesa sull’erba
rincorrevo con gli occhi un Ape.
Giallo nera e paffuta.
Se ne andava leggiadra tra le frasche
sostando curiosa innanzi ad ogni fiore colorato.
Immobile sbatteva vorticosamente
quelle sue alette trasparenti,
all’apparenza così fragili.
D’un tratto trovandosi innanzi
un folto cespuglio di lavanda,
scorse un piccolo fiore purpureo
e si pose ad osservarlo,
quasi a pregustarne
il succulento pranzetto,
ammaliata fors'anche da quel profumo
così intenso ed inebriante.
E fù proprio allora che udii la voce dei fiori:

“ Io … Io … Io … Io …  Iooo …”

Eccola così.
Quella mia inaspettata recondita sottile vena di Follia.

Piccola Ape mi regali un paio d’Ali? Che volo via.
“ Sai. Ora sento le voci!”
.

Song: Simone White - Beep Beep Beep



Eleonora
©Inanotherlife
Anno di Grazia 2011.IX


domenica 4 aprile 2010






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(Photo©Inanotherlife)



Camminavo sotto la pioggia, raccogliendo lacrime dal cielo per poter lavare il mio cuore, nel mentre sfioravo una moltitudine di gente che scappava infastidita da un temporale minaccioso quanto innocuo.
Dove se ne fuggono tutti, impauriti dal rumore dei tuoni come fossero bombe della grande guerra e dall’umidità di qualche goccia d’acqua che potrebbe scompigliare le capigliature delle Signore impellicciate di superbia.  
Volevo che niente potesse disturbare questo vagare tra i grovigli di questi miei sensi, ribelli e sfuggevoli alle convenzioni. 
Io ovviamente indifferente, non mi curavo né del temporale ne della gente. 
Mi ritrovai al solito tavolino, diventato il rifugio dei miei scomposti pensieri dispersi al di là dell’illusione che l’amore crea senza pietà, in un angolo suggestivo di questa piccola città ora quasi vuota causa lampi e tuoni, che amo profondamente e odio inevitabilmente, mentre il mio mp3 suonava come sempre qualcosa di strano … Natalie MacMaster … 
Con un libro in mano, sedevo incurante della vita che mi stava attorno, curiosando in alcune stanze della mia mente, entravo dalla porta senza bussare e aprivo le finestre, come quando per non soffocare si è costretti ad arieggiare una stanza che puzza di vecchio e di muffa. Ecco. La mia stanza odorava di sogni e ricordi, con muri dipinti d’illusione e sporchi con pennellate di ingombranti realtà. Lampi e tuoni appunto.
Lo osservai, mentre mi sedevo, per un breve istante, fui attratta da un insolito cappello, a nascondere qualche capello grigio e una vena di sottile malinconia, nell‘incrociarsi dei nostri sguardi. Si. Sono apparentemente indifferente. Tuttavia osservo con micidiale attenzione ogni particolare che potrei descrivere nei minimi dettagli in ogni momento della mia vita.
Mentre chiedevo il mio thè bianco al profumo di limone, al solito cameriere, ormai abituale interlocutore delle mie solitarie disquisizioni, lo percepivo ad ascoltare il nostro vaneggiare, che forse sarà sembrato sarcasticamente spiritoso alle risate del ragazzotto che non mi risparmiava dalle solite battute un po’ maliziose , mentre il profumo del tabacco da pipa distraeva le mie parole lasciandole correre senza senso.
Solo uno (s)conosciuto avrebbe potuto turbare il mio stato di vuota inezia.
Fù infatti l’uomo seduto come Ombra alle mie spalle a scatenare l’inquietudine.
In un attimo lungo quanto l‘infinito … delicatamente, sfiorando le mie dita posò un cioccolatino a forma di cuore, avvolto in una brillante carta rosso purpurea,  tra le mie mani. 
In silenzio senza  una parola.
Lo osservavo senza toccarlo, senza alzare lo sguardo, forse per il timore di incontrare il Suo . 
La tenerezza di quel gesto mi rubò un sorriso solitario e nascosto.
Quel piccolo cuore che ora rifletteva i riflessi di un pallido sole, scappato al temporale che ci aveva “costretti“, nostro malgrado, sotto lo stesso “ombrello“…
Ma.
La mamma me lo diceva sempre.
Non accettare caramelle dagli sconosciuti.
Ci pensai in una frazione millesimale di secondo.
Cosa sarà mai. Morirò per questo. Ora sono grande.
Che male potrà fare questo cuore al mio cuore già crepato dalla vita.
Forse anzi sarà ad avvolgerlo in un istante di illusorio calore.
Lo aprii. Mentre sentivo il respiro di uno sguardo sfuggevole.
“Sei il mio pensiero felice!” 
Riportava la carta argentea al suo interno.
Cercai in un sussulto i suoi occhi … 
Ma l’Ombra di quel viandante se ne era già andata con il vento… 
nemmeno conoscesse quel proiettile con il quale mi aveva trafitto.
Si. Io lo so. Tu sei "il mio pensiero felice" ... e lontano. Troppo lontano.
Finii di bere il mio thè. Senza leggere il mio libro. 
Senza pormi domande, senza cercare risposte. Osservando il vuoto.
Mangiai il mio cuore.
Come sempre.
Aveva ragione mia madre.
Non si accettano cioccolatini dagli sconosciuti!
Rischiano di trasformarsi (in)volontariamente in Pesci d’Aprile.







Eleonora
©Inanotherlife
Anno di Grazia 2010.IV


Ascolto: Tullochgorum - Natalie MacMaster

domenica 12 luglio 2009







Svuotare questa vita. Vorrei.
Poterla poi riempire di Niente.
Chiudere la porta. Buttare la chiave. Nascere di nuovo.
Uccidere l’indomabile pulsione che mi spinge alla fuga.
Agire irrazionale dimenticando il dolore di amare.
Allontanarmi da Me.
Per un solo istante utile a vedere perché.
Percorrendo questo ponte raccolgo briciole di dolore
ondeggiando in disequilibrio costante.
Nell’ interminabile arrancare vorrei poter  scorgere un cancello.
NELL’ OLTRE.
Il profumo dei fiori. Del legno vecchio e attempato.
Un verde prato in lontananza la Luce.
Le rocce scoscese in precipizio ad avvolgere l’immensità dell’Acqua.
La Via che dal ponte svanisca nell’eternità.
In solitudine
O anche no.
Semplicemente.




Eleonora 
Inanotherlife al 2009.VII


Mi sfiora il suono: Adele - Hometown Glory 

domenica 24 maggio 2009


 


In obliqua trasparenza


miracolo dell’(im)perfezione


sfumature di vita


scivolano (im)palpabili.


 


  


 


Eleoonora


Inanotherlife al 2009.V